venerdì 16 ottobre 2009

spared organs

La rabbia e la violenza sono l'unica via di fuga.
il massacro apocalittico dei peggiori B-Movie mi pare la redenzione dell'essere.
l'uomo scisso dai sensi è il parto di una eccessiva esposizione culturale.
il mio cervello è l'unico organo di cui davvero potrei fare a meno.

Schriftliche Sache

Il rifiuto del mito della perfezione euclidea con cui sono cresciuto, l'asimmetria giapponese, il bianco ed il nero schietti e contrastanti sono la spinta estetica che muove il mio senso creativo.
voglio inventare la scrittura asimmetrica, decostruire la sintassi e rivoluzionare il linguaggio dei miei libri.
voglio trasmettere il senso del ridicolo inevitabile, dell'ironia di vivere male, l'odio per ciò che è normale, tiepido, di massa che permane la mia visione della vita, voglio divertire col dolore, creare dei lettori-mostri, incoscienti, che guardino con orrore a se stessi perché si scopriranno a ridere della miseria e del dolore.
Voglio una scrittura limpida e lucida, che tagli la carta come una lama. voglio che le persone pensino a ciò che scrivo, riflettano sulla mie stesse recondide elucubrazioni, e dopo le accantonino come il parto di una mente malata.
e poi, una volta messomi da parte, tornino a godere il sole.

martedì 13 ottobre 2009

Whores – Puttane

Sabato sera ho regalato una coroncina di fiori ad una puttana triste e lei mi ha sorriso.
Sabato sera in effetti ho parlato con un sacco di puttane.
Più di quanto mi capiti di fare ogni giorno.
E mi sono pure divertito un sacco.
Laura, Anna, Cristina e altre di cui non ricordo i nomi ci hanno intrattenuto con le loro storie assurde, scherzi incomprensibili, bronci comprensibilissimi e mostrandoci parti dei loro corpi che normalmente non dovrebbero essere mostrate per strada.
Funziona così: quelle più carine vogliono 50 euro per farlo in macchina, 100 euro in albergo che, caso curioso, era lo stesso dove alloggiavamo noi… quando glielo abbiamo detto non ci credevano.
Comunque, il prezzario delle prestazioni va avanti.
Quelle meno carine ( o semplicemente in vena di promozioni), costano 40 euro. Valeria 30, ma aveva già avuto 2 figli e aveva le emorroidi (dopo questo particolare la voglia di scherzare con lei ci è un po’ passata, a dire la verità…).
Il culo generalmente non lo danno, ma se paghi, allora viene 80 euro (coerenti le bambine…).
Sono tutte bellissime. Davvero, non scherzo.
Ridono sempre e sono disposte a scherzare e a parlare, anche se capiscono subito che non le pagherai.
Sono maliziose e spregiudicate, divertenti, eccitanti, furbe ma con gli occhioni ingenui.
Poi ho pensato che per fortuna nella mia vita mi sono sempre dedicato a ragazze serie.
Per ognuna delle quali ho dovuto lottare mesi e mesi per far breccia nei loro cuoricini stretti.
Per le due più importanti addirittura anni.
Ho lottato contro concorrenti, fidanzati ed ex fidanzati, che regolarmente mi hanno minacciato di morte, pestaggi, riti vudù e altre amenità. Il più coglione pensava di battermi con una spada. Avesse scelto un’altra arma, forse. Ma con la spada…
Poi, dopo dura lotta, finalmente le ho avute… per pochi mesi. Di solito impiego più tempo a fidanzarmi che a farmi lasciare.
Nel mezzo, grandi promesse di amore eterno (eh si, sono uno che ispira…) felicità a tratti (come la nebbia sulla A22) e passione (sempre tanta, per la verità).
E poi… niente. Se mi va bene il vuoto, se mi va male, mesi (anni, a volte), di sordo dolore.
Loro invece impiegano pochissimo tempo per mettermi da parte (ehi, ma non mi amavi tanto? Come dici? Ah, era un’altra cosa… si, capisco, si, so come va.).
bhé, mi dico, in fondo Laura riesce a farsi un cliente ogni 12 minuti…
Vorrei estirparmele dal cuore, ma a volte è impossibile e torno a sognare gli amori perduti notte dopo notte, sogni che mi riempono di cicatrici, morsi per non urlare, ferite per scatenare le endorfine, buchi per la morfina.
Niente, sei condannato a vederle flirtare con i tuoi amici (in qualche caso anche con i tuoi nemici), a ricevere resoconti dettagliati di ciò che fanno da persone che si divertono nel colpirti dove fa male (non vi preoccupate, ho preso nota, prima o poi restituirò tutto, sono un tipo preciso, non mi piace avere debiti, neanche con i figli di puttana).
E poi, quando guarisci, ecco che tornano avanti, come se niente fosse, pronte a giocare con i sentimenti (che evidentemente a loro funzionano in maniera diversa, sarà che guardano troppa TV…).
Dio, quanto mi paiono oneste Anna, Cristina e Laura, che prendono solo 50 euro e un po’ di gentilezza…

venerdì 4 settembre 2009

Regretful Deaths I

L’incontro con la Morte è inevitabile, quotidiano, sillogistico (ricordate? Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, Socrate è la Morte …).
A me poi capita spesso di trovarmici faccia a faccia. Svolto l’angolo ed eccola là, che si pulisce le unghie indifferente, accovacciata su un disgraziato pensionato che ha attraversato la strada quando non doveva.
Non dimentichiamoci poi che ogni mattina mi affaccio dalla finestra e Lei mi fa un cenno distratto (non devo stare molto simpatico neppure a Lei, penso) agitando una delle piume dell’anitra morta condominiale.
La cosa strana è che per quanto si sforzi di apparire seria (una volta si è travestita da professoressa di latino, ma l’ho sgamata lo stesso. Ha potuto solo rimandarmi a settembre per due anni consecutivi, la puttana), spesso è grottescamente comica.
Alcuni dei miei incontri con la morte sono alquanto surreali, quasi imbarazzanti.
Prendiamo ieri sera ad esempio.
Lei, per ingannare il caldo di fine stagione, aveva deciso di farsi vedere dalle parti di S. Giusto, a casa di un vecchietto che, a dirla tutta, probabilmente sembrava già cadavere da almeno un paio di anni, sennonché il cadavere in fieri rantolava, muoveva gli occhi e tentava di esprimersi. Un cadavere tutto sommato socievole.
I familiari del cadavere next gen di cui tratto erano un po’ preoccupati perché l’infermieradomiciliareautorizzatasonoio aveva diagnosticato un’improbabile glicemia attestata intorno ai 30. Dato questo invero preoccupante, in tutti tranne che nel nostro simpatico protagonista, il quale, a mio modesto parere, poteva fregarsene della glicemia bassa, tanto erano in pole position disidratazione, dispnea e quella simpatica patologia che lo teneva allettato da anni.
Una volta fatto il nostro trionfale ingresso (salve signò, siamo i power ranger) e subite le presentazioni di rito (salve dottò, l’infermieradomiciliareautorizzatasonoio) iniziavamo le complicate manovre di soccorso che prevedevano che il cadavere (ancora non abbastanza piacente per i canoni estetici di Grey’s Anatomy) fosse riempito di buchi, prima, e tubi, poi al solo scopo evidente di migliorarne l’estetica generale, visto che altri risultati in genere non sortiscono (Disclaimer: tale affermazione è vera solo per i cadaveri next gen, tutti gli altri soggetti traggono giovamento e letizia dall’essere riempiti di buchi e tubi, provate anche voi.).
Ebbene, essendo che oramai dobbiamo mendicare gli strumenti professionali dato il costante malfunzionamento/mancanza/eccessivacervelloticità dei nostri apparecchi, chiedevo alla famiglia del simpatico ometto (che in tutto questo frangente aveva emesso tre rantoli, guardato un po’ a destra e un po’ a sinistra, giusto per far partecipare un po’ tutti), il permesso di utilizzare il loro apparecchio per la rilevazione della glicemia. A quel punto una voce autorevole si faceva immediatamente avanti e mi ricordava che l’infermieradomiciliareautorizzatasonoio (caso mai fossi stato distratto le due volte precedenti).
Ottenuto quello che presupponevo essere il permesso del superiore diretto di Dio sul campo, scoprivo che, a causa dell’ignoranza della suddetta, la lettura glicemica tanto allarmante era errata (non vi spiego i tecnicismi, ma è un po’ come se a casa chiamaste l’idraulico perché non riuscite a farvi la doccia tirando lo sciacquone… ma in fondo l’infermieradomiciliareautorizzataeralei…)
Il punto però è che a questo punto il dottore (quello vero, inteso come laureato in medicina, non in scienze del niente assoluto), assolutamente ignaro del fatto che il cadavere apparentemente pronto per la sepoltura in realtà aveva ancora ben più di un barlume di consapevolezza, iniziava ad istruire i famigliari su come “non restassero che poche ore” assicurandoli che “non avrebbe superato la notte” e che “al massimo domattina… sono gli ultimi momenti…” o la perla di saggezza medica per cui “inutile farlo morire all’ospedale è meglio che muoia qui”.
Il cadavere, protagonista di tante attenzioni, su cui concentravo il mio distaccato interesse mediatico, da principio si è guardato intorno, per quanto gli permettesse la sua precaria condizione di “già defunto, tanto…” come per cercare chi fosse il disgraziato di cui quel dottore ed i suoi amorevoli parenti disquisivano tanto amabilmente (sembrava rallegrarsi che non stessero parlando di lui… cavolo sfigato quel tipo cui tutto ciò che restava era la massima per cui “morire a casa meglio che in ospedale”) salvo poi accorgersi del disguido e roteare gli occhi freneticamente, come per comunicare il suo “che cazzo dici stronzo, sono ancora qui! Bastardi!” A tutti.
Ahimé, il dottore, l’infermieraautorizzataeralei ed il parentame erano troppo occupati a disquisire su come la prossima morte “entro la notte…” come puntualizzava imperterrito il dottore, sarebbe stata un sollievo ( per voi bastardi, per voi! Dicevano chiaramente gli occhi del terrorizzato giàcadavere che intanto aveva portato il ritmo del suo respiro rantolante in pari con quello di un Labrador e aveva aumentato di 100cc il contenuto del sacchetto del catetere)…
A quel punto non ho più retto ed ho riso in faccia alla Morte, ridicola, grottesca, vuota e misera. Esattamente come la Vita.
Per fortuna a me tocca un proiettile.

venerdì 31 luglio 2009

hate

Sogno di camminare in una città deserta, accompagnato da rock sparato ad altissimo volume, mentre intorno a me esplodono macchine e palazzi.
BUM, il supermercato salta in una palla di fuoco purificatore, BUM, il palazzo dove sta il commercialista, il condominio borghese dove non si può giocare a pallone e dove i cani non possono entrare, la gastronomia che ti fa pagare otto euro 100 gr di formaggio ai frutti di bosco.
sogno il caos primordiale del nulla sociale, l'assenza di convenzioni, leggi, limiti estrinseci.
Sogno l'annientamento dei parassiti, dei ricchi figli di papa nullafacenti, dei discotecari culturalmente vuoti, delle fighette troppo oche, delle sciampiste insignificanti e del codazzo di terroni montati privi di intelletto che le circondano sbavando sullo scollo provocante.
sogno la sparizione della categoria delle imprenditrici di se stesse, che per 3 ore di lavoro settimanale percepiscono stipendi mensili di 2.000 sporchi e fottuti euro, oltre auto e telefono, degli imprenditori che fanno 8 settimane di ferie l'anno ma che ti negano la tua unica settimana perché "c'è da lavorare", ma loro intanto sono al mare.
voglio che spariscano i notai, i commercialisti, i geometri e gli agenti immobiliari, ladri fottuti.
che muoiano infine quelli che vanno in giro con macchine che costano quanto un appartamento, comprate da padri troppo ricchi per capire qualcosa del mondo, e con loro quelle sciocche mignotte che si congratulano per l'acquisto come se avessero conseguito un titolo di studio o se avessero sudato anche solo per 10 centesimi del prezzo pagato.
Invidioso? no, non voglio quello che hanno loro, voglio che loro spariscano per sempre, inghiottiti dalla ragione, dall'altruismo e dalla comprensione.
fanculo a loro, pezzenti morali, privi di cognizione.
fanculo a voi splendide creature che vivete nell'illusione del divertimento forzoso, tirando le 5 tutte le sere per non pensare e riempirvi di vita, che vi fate ammirare per ciò che non siete e che cercate ciò che non volete,
fanculo anche a te, che ti fai beffe di ciò che provo, che ti fingi ignara e mi ignori persa dietro ad utupie personali vivendo una vita non tua,
e fanculo a te, Rafael, figlio di puttana, che predichi giustizia e ti scagli contro i forti, che ti immagini puro, ultimo cavaliere del cazzo e poi usi la tua misera intelligenza per umiliare pubblicamente chi non si accorge neanche che lo stai facendo.
tu, che baratti la fiducia di un semplice con la popolarità della massa ingorda, che scambi le risate di chi ti sta intorno per ovazioni e che fai tutto questo calpestando chi ha commesso il solo crimine di non essere all'altezza dei tuoi scherzi crudeli.
'fanculo Rafael, che le porte dell'inferno si spalanchino anche per te.

lunedì 27 luglio 2009

The Indian Summer

È notte ed esco a caccia.
Sono secoli che non lo faccio. Salgo per la strada, con il vento alle spalle. I lampioni della statale su in alto mi impediscono di vedere le stelle.
Ancora per poco, penso dentro di me. Accelero il passo. Mentre cammino veloce e silenzioso la mia mente è divisa. Una parte è viva ed è assalita dalla vita. Sento il profumo del bosco, la terra, lo scricchiolio leggero dei miei stivali (li ho preferiti agli scarponi perché magari mi risparmio le caviglie dai rovi che ultimamente non perdono occasione di flagellarle), il vento e altre mille sensazioni familiari.
Un’altra parte invece è immersa nei ricordi istintivi che camminare nei boschi da solo la notte fa affiorare.
Sorrido. Un’altra parte del mio passato di cui mi riapproprio.
Arrivato abbastanza in alto abbandono la strada e mi infilo nel bosco. La salita naturalmente è ripida, ma procedo rapido, quasi senza fatica. Mi piace scoprirmi allenato nonostante gli ultimi anni di nulla assoluto. Gli anni che ho impiegato per diventare “intelligente” mi hanno reso molle.
Avrei dovuto capirlo prima. Il rinnovato interesse per i viaggi, le uscite a piedi, lunghe ed appaganti su sentieri un tempo così familiari. La bicicletta, i progetti folli e, da ultimo, le arrampicate esaltanti e pericolose di domenica sono indizi chiari non posso più ignorarli.
Così come non ignoro cosa si nasconde dietro il mio rifiuto di unirmi agli altri nelle uscite serali.
Finalmente la statale scompare, oramai è buia ed indistinguibile, sono in alto abbastanza da rendere quasi ininfluente il bagliore dei lampioni del paese. Le case sono tutte buie da ore.
Il cielo è terso, le stelle finalmente si vedono. Non c’è la luna. Forse è già tramontata o forse è tempo di luna nuova. Un tempo lo avrei saputo senza bisogno di pensarci. Pazienza, tornerà anche quello.
Mi chino a spostare una pianta per vedere se sono su un sentiero o si tratta di una semplice pista di animali. Compiaciuto mi rendo conto che vedo ancora bene al buio, come è sempre stato. Spesso ho usato questo giochetto per fare colpo sugli altri, ma ancora più spesso l’ho usato per me. Da che mi ricordi non ho mai avuto bisogno di torce per camminare di notte.
Scollino e mi siedo, rivolto verso la montagna. Sono sudato in viso, addosso invece la camicia ha già asciugato tutto. Fa quasi freddo. Mi rilasso e seguo la linea dei monti che si stagliano contro il cielo chiaro. La notte mi entra dentro poco alla volta. Vorrei descrivere tutte le sensazioni, dalla consapevolezza dei piccoli sassi e della radice su cui sono seduto fino al calore che sento nelle mani. Ma è inutile. Chiudo gli occhi e lascio andare i pensieri, sperando che prima o poi decidano di tornare spontaneamente.
Sento improvviso un rumore. Avanti sulla destra. Un animale. La mia testa già lavora per conto suo. Sa già quanto è grosso, in che direzione (probabilmente) sta andando. Sul tipo di animale invece mi occorre un attimo in più. Per prima cosa penso ad una volpe. Potrebbe essere, ma era troppo veloce. Un gatto no, troppo lontano dalle case, e poi si sarebbe avvicinato a meno che non avesse una preda. Un topo, no, troppo piccolo. Un uccello non era, aveva quattro zampe, perché ad un certo punto ha saltato qualcosa. Non rimangono che lepri e conigli. Anche se alla fine, tutto sommato, anche l’idea della volpe riacquista consistenza. Non ho comunque intenzione di andargli dietro, quindi lascio andare la questione e penso.
Penso che forse non è esatto dire che sto tornando quello di una volta. Allora non sarei uscito senza la borraccia ed il coltello. Allora avrei camminato per raggiungere una meta, fissata in precedenza, oppure per fare qualcosa, fosse anche solo per esplorare o per giocare con altri come me.
Allora non avrei avuto la rabbia a spingermi in alto, non avrei cacciato i miei pensieri perché non mi seguissero (pensieri pallosi, per lo più), non avrei avuto la voglia di ululare e ringhiare verso l’alto che ho ora.
Magari sto diventando qualcosa di diverso ancora rispetto a tutto quello che sono stato finora. Tremo all’eccitazione che questo pensiero mi provoca. Gioisco all’idea di un Rafael solitario e feroce che si aggira in un mondo di ignavi inconsapevoli, dediti alla sciocca ossessiva pratica del divertimento socialmente appagante, che vivono inconsistenti vite di relazione con altri simili a loro e per i quali la notte vuol dire solo luce e rumore. Kurtz, tu solo sai lo schifo che provo. Kurtz, tu solo sai quanto sono forte, qui fuori da solo.
Kurtz, questa sarà un’estate indiana.

venerdì 17 luglio 2009

Kindness

Caldo e zanzare quest’oggi. Tanto per condire una giornata di struggente merdosità.
Tutto va in malora, ma porcoddio, solo a me?
Sono qua stretto nei miei confini pensando a cosa voglio fare della mia vita. La voglia di fuggire è tentatrice. Lascio tutto, vado, non so dove, semplicemente… parto.
Piacerebbe fosse così, ultima analisi di un bilancio non piacevole o primo anelito del giorno dopo domani?
Chissà se ancora riesco.
Vorrei. Tanto.
Vorrei tanto che di me si dicesse:
è cresciuto, liebchen
si è fatto strada
è andato ovunque
ha visto molto
ha imparato
ha conosciuto
ha saputo
per me e per altri
ha passato il peggio, ma ce l’ha fatta
non si è arreso
ha lottato sempre
ha guardato più lontano
ha urlato più forte
non si è annoiato
non ha mai voluto essere secondo
si è sempre messo dopo gli ultimi
ha servito
ha portato molti pesi
non ne ha lasciato cadere neppure uno
non ha lasciato indietro nessuno
ha camminato a fianco di molti
Il c’est ne pa ici
Sorrideva ad occhi chiusi
He is dead alive
R. è felice
‘fanculo.